Il GECO non è un animale…

Il 23 e 24 gennaio scorsi a Milano si sono svolte le Giornate dell’Economia Cooperativa (GECO), volute da Legacoop per discutere insieme a esponenti del mondo cooperativo, accademici, rappresentanti dell’economia italiana e istituzioni, della delicata fase che stiamo attraversando.
Così per due giorni si è discusso della crisi finanziaria e di modello cooperativo, di federalismo fiscale e non, di Obama e del mondo che cambia.
Nella prestigiosa sede de “IlSole24Ore” (un bellissimo e modernissimo edificio progettato da Renzo Piano e realizzato proprio da una cooperativa, la CMB) si sono succeduti numerosi docenti che hanno espresso le loro posizioni sulla crisi dell’economia globale, una crisi unanimamente ritenuta come epocale, non solo per le proporzioni, ma per i necessari cambiamenti che essa genererà nel sistema economico. Proprio questo cambiamento del sistema capitalistico è stato al centro della discussione, affrontato in parte anche dalla Lectio Magistralis del premio nobel Amartya Sen. Il sistema capitalistico ha infatti trovato in questa crisi il suo limite ultimo, dopo essersi alimentato negli ultimi decenni di un sistema meramente finanziario ha finito per collassare su sè stesso e così quello che fino a qualche anno fa sembrava essere un universo in espansione infinita è imploso come un buco nero.
Come si diceva, queste giornate cooperative sono state l’occasione per tornare a parlare di economia vera, reale, quella fatta di persone, idee e investimenti, e nessuno meglio delle cooperative sa fare questo, come hanno dimostrato i numeri presentati nei rapporti Unioncamere e Centro Studi Legacoop. In questi ultimi anni in cui l’economia rallentava e le imprese licenziavano, la cooperazione in Italia non solo ha aumentato le sue quote di mercato, ma le cooperative hanno patrimonializzato e hanno continuato ad investire in capitale umano e innovazione con il risultato che, mentre le grandi imprese nazionali e multinazionali licenziavano migliaia di lavoratori, le cooperative hanno continuato ad assumere fino a raggiungere quasi il 7% dell’occupazione nazionale a fronte del 2% circa di imprese cooperative operanti nel panorma economico italiano.
Una cosa sottolineata da molti cooperatori e condivisa da stimati professori universitari come Ilvo Diamanti dell’Università di Urbino, Marcello De Cecco della Normale di Pisa e Giacomo Vaciago dell’Università del Sacro Cuore di Milano, è che le cooperative potranno rispondere meglio alla crisi, offrendo maggiori garanzie alle banche e perchè da sempre orientate ad una politica aziendale che non punta a massimizzare i dividendi, ma a rafforzare l’impresa, investendo in innovazione tecnologica e capitale umano, accettando per questo margini di profitto considerati irrisori nei periodi del boom finanziario, ma celebrati come miracolosi in periodi di vacche magre come quelli che stiamo vivendo.
Nonostante il mondo dell’economia cominci a guardare con interesse al sistema cooperativo, quest’ultimo deve continuare a svilupparsi e adattarsi al mutamento delle condizioni, e forse è in grado di farlo prima degli altri, restii ai cambiamenti. La cooperazione deve puntare oggi più che mai sul capitale umano, avendo le capacità e le potenzialità per investire su quelle categorie che per diversi motivi rimangono ai margini del sistema produttivo italiano: i giovani, le donne, i migranti.
Le Giornate dell’Economia Cooperativa sono state altresì occasione per discutere con alcuni esponenti delle Istituzioni sul tema del federalismo, insieme a rappresentanti di entrambi li schieramenti politici, degli enti locali e del Parlamento si è discusso del percorso federalista che l’Italia ha intrapreso, al fine di comprendere meglio cosa prevede la riforma, i benefici, i rischi e i costi.
I lavori del GECO si sono conclusi, in un assolato sabato mattina milanese, con un freddo ma ottimistico vento alimentato dall’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca, discutendo con Giuliano Amato dei nuovi scenari nella politica mondiale che questo avvicendamento storico porterà naturalmente con sè.


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